
Presentata l'edizione 2011 di Giovani a Teatro
Essere Umani
Anche quest'anno ICAI parteciperà con Capire il teatro!
Il progetto Capire il Teatro fa parte del progetto Giovani a Teatro promosso dalla Fondazione di Venezia: Capire il teatro è un percorso di lezioni-spettacolo per le scuole elementari e medie inferiori a cura di Gianni de Luigi - ICAI e La Noce Teatro che mira ad educare lo spettatore bambino o adolescente alla visione attiva di un evento scenico.
Per fare ciò il maestro De Luigi guida il pubblico attraverso un sistematico smontaggio di uno spettacolo proposto coinvolgendo nel giudizio sulla qualità dell'arte della scena sia chi guarda che gli interpreti, portati con questa metodologia all'interazione diretta col pubblico.
Nel complesso, in 5 anni di proposte, Capire il Teatro ha coinvolto più di 70 scuole della Provincia di Venezia, 25.000 studenti e 1500 insegnanti.
Leggi qui le Linee guida del progetto
Leggi qui i commenti dei ragazzi
Leggi qui il blog di "Capire il teatro"
Capire il Teatro 2011
MARZO
martedì 22 - Istituto Comprensivo "I. Nievo" - Pramaggiore
martedì 22 - Incontro con i docenti dell'Istituto Comprensivo "I. Nievo" - Pramaggiore
mercoledì 23 - Scuole Secondarie di primo grado - Cinto Caomaggiore, Gruaro, Pramaggiore
mercoledì 23 - Incontro con i genitori degli allievi delle Primarie e Secondarie - Cinto Caomaggiore, Gruaro, Pramaggiore
giovedì 24 - Scuola Primaria - Cinto Caomaggiore
giovedì 24 - Scuola Primaria - Gruaro
venerdì 25 - Scuola Primaria "F. Petrarca" - Mirano
sabato 26 - Scuola Secondaria di primo grado "A. Moro" - Campagna Lupia
martedì 29 - Istituto "A. Gramsci" - Camponogara
mercoledì 30 - Istituto "Don Milani" - Camponogara
mercoledì 30 - Istituto "Dante Alighieri" - Camponogara loc. Prozzolo
giovedì 31 - Scuola Secondaria di primo grado "A. Manzoni - Camponogara Calcroci
APRILE
venerdì 1 - Istituto Comprensivo "G. Galilei" - Scorzè
lunedì 4 - Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” - Venezia
mercoledì 13 - Scuola Primaria “L. da Vinci” - Vigonovo
giovedì 14 - Scuola dell'infanzia Ex-Ciliota - Venezia
venerdì 15 - Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” - Venezia
lunedì 18 - Scuola dell'Infanzia "Padre Bernardino da Portogruaro" - Summaga di Portogruaro
mercoledì 20 - Scuola Secondaria di primo grado “S. Trentin” - Mestre
MAGGIO
martedì 3 - Scuola Primaria “T. Vecellio” - Mestre
"A teatro, io con i miei occhi..."
di Giacomo Trevisan
attore dell'ICAI, studioso di teatro e scrittore
Noi ricordiamo con il corpo1: con i piedi, le mani, il naso, la pancia. Ad ogni organo del nostro corpo si collegano situazioni, emozioni e pensieri della nostra vita passata, ed è attraverso la presenza stessa del corpo, nella sua concretezza sensibile che avviene il costante esercizio di ricostruzione dell'esperienza vissuta che di momento in momento ricorda a noi stessi per primi il nostro ESSERCI. Ogni storia è personale, ma per ciascuno il punto di partenza è (e continuerà ad essere fino all'arrivo di corpi cibernetici o totalmente virtuali) il proprio corpo.
Mi è rimasta in testa una frase dopo averla letta nel tema di un bambino di quinta elementare, incontrato durante le lezioni spettacolo di Capire il Teatro: "A teatro, io con i miei occhi..." Il teatro, l'io. E il mezzo che li collega e li mette a soqquadro nello stesso tempo: gli occhi. Il corpo come centro necessario del ricordo e dell'attenzione. Un corpo che c'è, che è partecipe di quello che gli accade attorno, non spettatore passivo e mediato, ma attivo nella presenza, nel non riuscire a tenere la bocca chiusa o riscoprendo la sua presenza proprio a causa delle scene che si susseguono davanti a lui, stimolando l'immaginazione, in uno scambio sottile, partecipativo di quella magia che è il "teatrale".
Poi però il teatro se ne va, e cosa resta? Restano gli occhi, il ricordo, l'aver vissuto un'esperienza (come direbbe Eugenio Barba) extraquotidiana, etimologicamente straordinaria.
Alla quotidianità, poi, si deve però ritornare, è doveroso fare i conti con essa. Una quotidianità che trova il suo "magico" nel "tecnologico"; nei mezzi di comunicazione sempre più sofisticati e presenti (social network, telefonini...) in maniera infiltrante, perchè queste cose si fanno ovunque: per strada, guidando, a scuola e tra i banchi, creando un clima di deconcentrazione e di "altrove" generale, dando la convinzione di una presenza costante, dell'esserci anche quando non si è (Life is now! recita un ben noto slogan pubblicitario).
Esperienze che portano i giovanissimi che incontriamo da ormai cinque anni ad un approdo scolastico "dopo aver trattato con tutta la complessità del mondo, sia per le relazioni sociali sia per il bagaglio di conoscenze e di esperienze apprese anche dalle nuove tecnologie. E sono esperienze non passive come quelle del telespettatore, ma partecipative"2 che potrebbero far sperare in una PRESENZA davvero REALE.3
A conferma è un'indagine di Avg, azienda con sede nella Repubblica ceca che produce software antivirus e che ha dato vita a un progetto di ricerca4 con l'obiettivo d'individuare com'è cambiata l'interazione tra bambini e tecnologie. In particolare, sono state interpellate 2.200 mamme dei Paesi più sviluppati, tra cui l'Italia, con figli in età compresa tra 2 e 5 anni. Alle donne è stato chiesto di rispondere a un questionario sulle abilità dei loro bambini: i quali, nel 58% dei casi sanno giocare a un videogame di livello base contro il 52% di quanti hanno già imparato ad andare in bicicletta. Dopo la capacità di completare un puzzle, riscontrata nel 77% dei casi, l'abilità più diffusa tra i piccoli è l'uso del mouse (quindi la padronanza di movimento all'interno di un ambiente virtuale): lo fa il 69%, mentre il 63% sa accendere e spegnere un pc. Se però chiedete a un bambino di quell'età qual è il suo indirizzo di casa, solo il 37% vi risponderà correttamente mentre il 20% è in grado di nuotare senza assistenza. Se il 19% riesce a giocare con un'applicazione su dispositivi touch (tablet e smartphone), appena l'11% sa già allacciarsi le scarpe.
I bambini sono in grado di usare e assimilare tutti i linguaggi; e si tratta di un percorso ampiamente in atto e irrefrenabile (e frenarlo non avrebbe senso comunque). Che fare?
Qui si inserisce la pedagogia dialogante che è propria del teatro, la capacità che gli è propria di parlare a tutti inglobando i linguaggi, rendendoli accessibili e contemporaneamente stratificati, permettendo alla sensibilità dello spettatore (bambino o adulto) lo spazio per cogliere il suo messaggio, per acquisire attraverso la visione e la partecipazione riflessiva i suoi strumenti propri. Perchè è doveroso innanzitutto offrire a giovani e giovanissimi la possibilità di usare tutti gli strumenti che hanno la fortuna di avere a disposizione nella maniera più intelligente possibile. Usare i linguaggi a proprio vantaggio anzichè subirli: "Non perchè tutti siano artisti, ma perchè nessuno sia schiavo."5
1 Si veda ad esempio: G. Rodari,
Esercizi di fantasia, Editori Riuniti, Torino, 2006, esempio ludico e creativo di "memoria" e di costruzione di essa.
2 F. Antonucci, Computer per un figlio. Giocare, apprendere, creare, Laterza, Bari, 1999.
3 V. Andreoli, La perdita dei sensi della digital generation, Corriere della Sera, mercoledì 24 novembre 2010.
4 http://jrsmith.blog.avg.com/2011/01/kids-learning-computer-skills-before-life-skills.html (gennaio 2011).
5 G. Rodari, Grammatica della fantasia, Einaudi, Torino, 1974.